Scopro, infatti, che alcuni amici in realtà non sono tali dal momento che non si fanno più vedere né sentire quando ne avrei bisogno. Scopro che ad essere onesti e giocare a carte scoperte con le persone di cui ci si fida non aiuta, anzi si finisce a subire ridicoli doppiogiochi psicologici.
Mi si offre un contratto, ma nel contempo mi si chiede di rinunciare al sacrosanto diritto di ripensamento in nome di un nobile principio di responsabilità e fedeltà. Peccato che la logica che muove una tale richiesta sia più che altro egoistica. In fondo si rivela come mera sudditanza medievale. Manca umana solidarietà e ognuno tira l'acqua al proprio mulino. E allora perché non dovrei farlo anche io? Il punto è che sono immerso in un ambiente malato, stantio, e che puzza anche di marcio. Dovrei andarmene al più presto. Non che non ci abbia provato ma finora il sistema si è opposto al cambiamento.
Alla fine prenderò una decisione, come al solito all'ultimo minuto, e mi scuso anzitempo con chiunque ne rimarrà deluso o danneggiato. Quindi con me stesso, in primis, per il rammarico che mi causerò. Ancora una volta.
Si nasce soli e si muore soli, questo è fuori di dubbio. Da un po' troppo tempo cammino anche solo e devo dire che inizio a non sopportarlo più.
